La pasta è il piatto per eccellenza della tradizione gastronomica italiana. Abbiamo già visto quali sono i 10 formati più amati dagli italiani e apprezzati da tutto il mondo, ma che dire della pasta fresca

Dai testaroli alle mafalde, dai bigoli alle lumachelle, non c’è modo migliore che gustarle direttamente sul posto. Scopriamo insieme quali sono tutte le specialità regionali.

Pasta fresca: specialità e formati per ogni regione italiana

Oltre ai formati più commerciali, ben noti anche all’estero, esistono innumerevoli varianti regionali di pasta fresca.
Omio, piattaforma di viaggio multimodale, che aiuta i turisti di tutto il mondo ad esplorare i territori europei, statunitensi e canadesi in treno, autobus, aereo e traghetto, ha selezionato i tipi di pasta meno conosciuti d’Italia.

Partiamo dal Friuli Venezia Giulia con i cjarsons, o cjalzons. Dalla forma simile a quella dei ravioli, questa pasta fresca è a base di farina di grano tenero e acqua, e un delizioso ripieno in cui si mescolano contrasti di sapori dolci e salati. Appartenenti alla tradizione povera, i cjarsons venivano farciti in tempi antichi con ciò che si aveva a disposizione in casa, come spezie o erbette, ma anche ingredienti dolci come cacao e marmellata.

Gli agnoletti del Plin sono invece una tipologia di pasta fresca diffusa in Piemonte, in particolare nella provincia di Asti e Alessandria.
Anch’essi molto simili ai ravioli, vengono solitamente preparati con un ripieno a base di carne e serviti con condimenti come brodo, sugo d’arrosto, burro e salvia, oppure col pomodoro. 

Quando si pensa alla Liguria, vengono subito in mente le trofie o le trenette accompagnate da un buon pesto. In realtà, tipici della tradizione ligure sono invece i testaroli. Questa pasta non solo era presente già nell’antica Roma, cotta a legna con un metodo particolare, ma oggi è anche Presidio Slow Food. Il loro nome deriva dal “testo”, una teglia che si usa sulla brace: appoggiato su una griglia, viene utilizzato per cuocere a fuoco vivo l’impasto a base di farina, acqua e sale. Dopo aver fatto ciò, la pastella viene fatta ulteriormente cuocere in padella coperta da un coperchio e, dopo averla fatta asciugare bene, viene tagliata grossolanamente e condita a piacere.

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Testaroli con pesto alla genovese

I bigoli sono una pasta lunga tipica del Veneto, detta in dialetto “bigoi”, molto simili agli spaghetti ma più grossi e ruvidi. L’impasto originale consiste in un mix di grano duro e grano tenero, acqua e sale. Dai bigoli all’anatra, al ragù di carne, alla salsa di acciughe, fino alla variante con farina di grano saraceno e condita in tutte le salse: sono tante le gustose ricette di pasta fresca da provare.

Tipica delle zone di Modena e Bologna è invece la gramigna, simile ad un bucatino corto arricciato e spesso indicata anche col nome di “paglia e fieno”, per via dei suoi due colori: il giallo della semola di grano duro e il verde degli spinaci contenuti nell’impasto. Vengono spesso proposti con il ragù di salsiccia.

Le lumachelle sono originarie delle Marche, conosciute anche come passatelli. L’origine di questa pasta, dal ricco impasto a base di parmigiano, pangrattato, uova, farina e noce moscata, viene fatta risalire al Rinascimento, quando pare fosse particolarmente apprezzato dalle famiglie nobili di Urbino dell’epoca. Si tratta di un piatto tipico delle festività, solitamente mangiati in brodo di cappone.

In Umbria si mangiano gli strangozzi, una pasta fresca all’uovo legata alla tradizione povera. La consistenza porosa di questa specialità consente di trattenere molto bene qualsiasi tipo di condimento, a base di carne o vegetariano che sia.

Infine, scendiamo più a Sud per approdare in Campania e assaggiare le mitiche mafalde, o Reginelle, uno dei tanti formati tipici della regione, ma sicuramente tra i meno noti.
Si riconoscono per il loro aspetto “maltrattato” e devono il loro nome a Mafalda di Savoia, create per la prima volta nel 1902 in occasione della sua nascita.