I vestiti tipici italiani non sono scomparsi: c’è ancora chi li conserva gelosamente, per tirarli fuori nelle occasioni speciali, come festività ed eventi folkloristici.

Il costume tradizionale italiano racconta la storia delle diverse epoche che hanno caratterizzato la Penisola, di tutte le influenze culturali delle dominazioni esterne e della crescita di un’identità nazionale. Dal vestito tipico italiano indossato al confine con l’Austria ai costumi siciliani che narrano di una terra antica. 

Vestiti tradizionali italiani

Quali sono gli abiti tradizionali italiani utilizzati in Lombardia? E qual è il costume tipico siciliano? Scopriamo insieme quali sono i vestiti e gli accessori della tradizione in Italia. 

Berrita – Sardegna

Per i sardi il berretto si chiama berrita, un copricapo confezionato in lana scura o semplice panno di colore nero, diffuso in tutta l’isola fino alla fine dell’Ottocento/inizi del Novecento. La berrita classica era realizzata a forma di tubo, lunga circa 150 cm, chiusa alle estremità stondate. Come si indossa? Si infila una metà dentro l’altra e si ottiene un sacco lungo circa 70 cm. Viene sfoggiato in occasione delle feste danzanti, in abbinamento al colore del gonnellino e dei copricalzari. 

Berritta Sardegna

Berritta-Sardegna

Ciocia – Lazio, Abruzzo e Molise

Tanti i nomi con cui viene chiamata questa calzatura tradizionale delle regioni del centro e Sud Italia, che ha dato il nome alla Ciociaria. Si tratta di calzature tipiche di contadini e pastori, composte da ampie suole di cuoio trattato che avvolgono il piede e sono ancorate alla gamba con delle corregge. Oggi è possibile notarle ai piedi degli zampognari e in occasione di eventi folkloristici in cui si indossano i costumi tipici italiani. Da abbinare alle cosiddette “pezze” (un’unica fascia di tessuto bianco che avvolge completamente piede, caviglia e polpaccio).

Ciocia Lazio Abruzzo Molise

Ciocia-Lazio, Abruzzo e Molise

Coppola – Sicilia e Calabria

Uno dei simboli dello stile italiano nel campo della moda, alla stregua delle rinomate giacche sartoriali Made in Italy. La coppola arriva in Sicilia dall’Inghilterra, indossata da forestieri in cerca di investimenti fruttuosi. Il berretto piatto piacque così tanto da diventare parte integrante dei vestiti siciliani. Col nome di coppola rossa si fa riferimento anche al berretto indossato da Masaniello come simbolo della rivoluzione del popolo. 

Coppola Sicilia Calabria

Coppola-Sicilia e Calabria

Dirndl – Trentino Alto Adige

Il Dirndl consiste in una guêpière, una blusa, un’ampia gonna e un grembiule, a cui vengono associati alcuni accessori, come sciarpe o gilet. In Italia, lo ritroviamo tra i costumi tradizionali del Trentino Alto Adige, molto diversi dagli abiti siciliani appena visti: nella versione primaverile è caratterizzato da tinte pastello, in quella invernale è invece scuro. 

Dirndl Trentino Alto Adige

Dirndl-Trentino Alto Adige

Guazze – Lombardia

Con questo nome si indica, in Brianza, l’acconciatura femminile popolare in uso tra il XVII e XIX secolo. Spesso è chiamata anche Raggiera a causa della forma: e infatti si presenta come una serie di spilloni disposti a raggiera che bloccano le trecce trasformando l’acconciatura in un vero e proprio copricapo. A rendere celebre questo costume tradizionale fu Alessandro Manzoni che immortalò con le guazze l’acconciatura di Lucia Mondella ne I promessi sposi.

Loden – Tirolo

Un tessuto di lana tipico della regione che mette in comunicazione Austria e Italia: dall’aspetto caldo e morbido. è resistente e duraturo. La lana subisce un rigoroso procedimento per diventare prima impermeabile e poi pelosa: arriva quindi ad avere la consistenza di un panno utilizzato per confezionare cappotti, mantelli, gonne e pantaloni. 

Loden Tirolo

Loden-Tirolo

Sarner – Alto Adige

Prodotto in colore nero all’origine, oggi è reperibile in diversi modelli e colori. Si presenta come un cardigan a giro collo, fabbricato con della lana cotta e caratterizzato da bordi di diverso colore, tradizionalmente preparati a mano dalla comunità locale. Nel tempo alla stoffa tradizionale sono stati aggiunti bottoni di diversa fattura, tra cui osso, corno, legno, fino a raggiungere l’altezza del collo di chi lo indossa. 

Sarner Trendtino Alto Adige

Sarner-Trendtino Alto Adige

Tracht – Trentino e Alto Adige

Questo costume, tipico delle zone più settentrionali d’Italia, indicava la ricchezza, ovvero lo status sociale di una persona o di una famiglia, a seconda delle decorazioni e perline che questo portava. Questi vestiti si utilizzano ancora oggi nelle sagre paesane, in particolari festività, cerimonie, ma anche come abito nuziale nei più tradizionali matrimoni. A completare il vestito ci pensa il cappello, Trachtenhut, che, quando viene indossato, non deve essere mai tolto, nemmeno durante il pranzo o una celebrazione liturgica.

Tracht Alto Adige

Tracht- Alto Adige

Uniforme prefettizia

Nel 1859 venne introdotta questa divisa, l’abito che doveva essere indossato da Governatori, Vice governatori, Intendenti, Consiglieri di Governo ed Ufficiali di Intendenza e, all’indomani dell’Unità d’Italia, dai Prefetti appunti. Il modello deriva dalla tradizione francese: colore blu, il cappello “alla francese”, la spada, i bottoni. In epoca repubblicana scompare ogni traccia dell’uniforme prefettizia, sopravvive il distintivo, che viene indossato sui normali abiti dagli appartenenti al corpo prefettizio.

Zendale – Veneto

Un grande scialle ampio e nero con lunghe frange, usato dalle popolane veneziane. Era usato per coprire il capo e le spalle e veniva appuntato sulla testa con un fermaglio, le frange venivano annodate come una sciarpa, attorno al corpo, lasciando pendere le cocche, ovvero i nodi alle estremità, sul retro. Erano diffusi anche i modelli di seta e a pizzo. Ne parlano Giovanni Boccaccio nel Decameron e Carlo Goldoni nella commedia La vedova scaltra.

Anche la Storia fa il suo cambio di stagione e ad ogni nuova epoca il guardaroba si rinnova, ma su ogni pezzo di stoffa antica, nel ricamo prezioso delle trine, nell’incastro perfetto di asole e bottoni, resta la cultura, un pezzo indelebile di un’Italia del passato che continua a rivivere nel folklore del Bel Paese.